Omicidio Dalla Chiesa, Palermo lo ricorda: "Individuò punti nevralgici della mafia"

Con la deposizione delle corone d'alloro in via Isidoro Carini, luogo della strage, è iniziata la commemorazione del generale ucciso nel 1982. "Il suo è un fulgido esempio di attaccamento allo Stato"

Trentaquattro anni fa moriva Carlo Alberto Dalla Chiesa, il generale dei carabinieri trucidato dalla mafia insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di polizia Domenico Russo. Oggi al Cassaro si ricordano la loro memoria, il loro impegno e il loro esempio, diventati “carburante” per la società civile che non vuole piegarsi alla mafia. Stamattina, alle ore 9.30, sono state deposte diverse corone di alloro in via Isidoro Carini, alla presenza dei familiari del generale, delle autorità civili e militari. "Non possiamo dimenticare - ha dichiarato il presidente del Senato Pietro Grasso - quello che ha fatto in Sicilia. Un uomo che ha saputo interpretare al meglio la lotta alla mafia e che è riuscito nel poco tempo a sua disposizione a individuare i punti nevralgici della criminalità mafiosa".

Subito dopo l’omicidio, avvenuto il 3 settembre del 1982, qualcuno espose un lenzuolo bianco nel luogo della strage con su scritto: "Qui è morta la speranza dei palermitani onesti". Da qui è nata la "Festa dell’onestà", promossa dall’associazione Cassaro Alto con il contributo della Confcommercio Palermo, il patrocinio della Città metropolitana e del Comune, con il quale sono stati organizzati circa 50 eventi fino a stasera, tra presentazioni di libri, concerti e lavoratori per bambini (IL PROGRAMMA COMPLETO). Alle ore 12.15 è previsto lo svelamento della lapide in memoria del Prefetto. 

"Anche quest’anno - ha commentato il sindaco Orlando -  l’intera città ricorda il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, Emanuela Setti Carraro, l’agente di scorta Domenico Russo, conservando la memoria per un momento terribile della vita di questa città, quando Palermo era governata dalla mafia e quando la mafia aveva il volto dello Stato e lo Stato il volto della mafia. Dalla Chiesa, forte servitore della giustizia e della legalità, dopo aver sconfitto le Brigate Rosse, viene qui in Sicilia per continuare il suo impegno di lotta contro la mafia e per la legalità repubblicana e viene ucciso da uomini che certamente stavano dentro le istituzioni e che coprivano da dentro le istituzioni i criminali in un tempo nel quale un servitore dello stato si trovava a dover contrastare uomini dello stato che proteggevano i mafiosi. Erano quelli i terribili anni 80, iniziati con l’uccisione nei primi anni 70 del procuratore Pietro Scaglione, e proseguiti con la caduta di tanti uomini delle istituzioni che servivano lo stato e si trovavano contro
uomini nei loro stessi palazzi alleati della mafia".

Ma gli appuntamenti sono tanti. Alle 16.45 in corso Vittorio Emanuele un gruppo di bambini avrà il compito di deporre un mazzo di fiori presso il cippo commemorativo, mentre alle ore 17, nel sagrato della Cattedrale, ci sarà l’esibizione della fanfara dei Bersaglieri. Alle 18, sempre in Cattedrale, si terrà l’incontro con l’europarlamentare Caterina Chinnici. Alle ore 20 Nando Dalla Chiesa converserà con il sindaco Leoluca Orlando e con il giornalista Ismaele La Vardera sulla figura del generale. Poi la proiezione del filmato "Carlo Alberto Dalla Chiesa", realizzato dalla fotografa Maria Anna Giordano. Tanti incontri e appuntamenti per riempire di gioia e sorrisi la commemorazione di un giorno così tragico, con l’obiettivo di sovrastare, sebbene a distanza di 34 anni, il boato di quei proiettili sparati con un fucile militare, un Kalashnikov AK-47.

Tra i presenti la figlia Rita Dalla Chiesa, che ha lanciato un appello ai cittadini per mantenere puliti e decorosi i luoghi della memoria di cui la città è piena. "Mi piacerebbe che Palermo - ha dichiarato la conduttrice televisiva - si impegnasse in prima persona, che i palermitani adottassero questi ‘monumenti’ in ricordo di chi è andato via per colpa della mafia". Rita Dalla Chiesa, poi, ha anche aggiunto che vorrebbe conoscere chi, subito dopo l’assassinio del padre, mise quel cartello sul luogo della strage. Per il presidente Grasso quello del generale fu un "fulgido esempio di attaccamento allo Stato", mostrato quotidianamente nella lotta al terrorismo mafioso.

Gli fa eco la collega presidente della Camera, Laura Boldrini: "Il potere non va delegato né ai prevaricatori, né ai prepotenti, né ai disonesti. Il potere è solo quello dello Stato, delle sue istituzioni e delle sue leggi. Fu per affermare questo potere che il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa perse la vita. Ieri come oggi, la battaglia per la legalità è decisiva per la democrazia italiana, e ad affrontarla - ha proseguito - sono chiamate in primo luogo le Istituzioni. Per questo, nell'attuale legislatura, parte cospicua del lavoro del Parlamento si è concentrata su provvedimenti relativi all’inasprimento delle pene per l'associazione a delinquere di tipo mafioso, alla legge contro il voto di scambio, alla nuova disciplina della gestione dei patrimoni illeciti sottratti alla delinquenza e alle misure anti-corruzione.

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