Una finestra sulla Palermo che fu

Una finestra sulla Palermo che fu

Terremoti, alluvioni e pestilenze: le calamità che funestarono Palermo

La Sicilia è sempre stata una terra "ballerina", nel 1823 un sisma con epicentro tra Cefalù e Pollina causò 20 morti nel capoluogo. Le disgrazie più grosse sono state causate dall'acqua: nel 1557 ci furono 2 mila morti, nel 1931 via Roma si trasformò in un fiume

Un'immagine dell'alluvione del 1931: via Roma trasformata in un fiume

Palermo fu funestata, come molte altre città, da numerose “disgrazie” collettive - alcune naturali ed altre no - che la danneggiarono e che causarono anche molte vittime tra la popolazione. Sciagure che furono di varia natura: terremoti, carestie, alluvioni, pestilenze o guerre. Intanto vi dico subito perché una disgrazia collettiva si chiama calamità. A quanto pare la parola Calamus, in latino, indicava anche una malattia della spiga del grano. Malattia che danneggiava il raccolto e che quindi significava carestia e fame. Ecco perché il nome poi diventa così denso di significato negativo, perché cosa c’è di peggio che non avere di che mangiare?

La Sicilia è considerata una “terra ballerina”, per via dei numerosi terremoti che l’hanno sconvolta. Ma in realtà è la parte orientale dell’isola che ha subito da sempre le conseguenze più funeste della violenza della terra: il terremoto peggiore della storia d’Italia fu quello del 1693 che colpì la Val Di Noto, che provocò almeno 50 mila morti e rase al suolo intere città e paesi. A Palermo le scosse furono avvertite ma senza particolari danni. Come non menzionare poi l'immane tragedia del 28 dicembre 1908, quando un terremoto (seguito poi da un maremoto) di proporzioni devastanti (impossibile stabilire con certezza la magnitudo) rase al suolo Messina e Reggio Calabria. I morti furono migliaia.

Ma facciamo un passo indietro. Nel 1169, quindi in pieno periodo Normanno, un altro grave terremoto colpì la zona del Catanese, causando almeno 15 mila morti. Questo sisma si avvertì pure a Palermo, anche in questo caso senza causare particolari danni in città. A questo terremoto si riferisce l’aneddoto - raccontato dal viaggiatore berbero-andaluso Ibn Jubayr - del re normanno Guglielmo il Buono. Il monarca durante le scosse e spaventato proprio a causa del sisma, si aggirava per la sua reggia, all’interno della quale v’erano tanti cristiani e altrettanti islamici,  dicendo a tutti “Che ciascuno preghi il Dio ch'egli adora! Chi avrà fede nel suo Dio, sentirà la pace in cuore”.

terremoto belice-2A marzo del 1823 un sisma con epicentro tra Cefalù e Pollina provocò grossi danni ad edifici a Palermo, soprattutto le strutture più vecchie e malandate, e almeno una ventina di morti nel capoluogo. Il terremoto del Belìce (foto a destra), e siamo in tempi moderni, che pure fu disastroso e causò circa 400 morti nelle zone più colpite, interessò marginalmente Palermo dove si registrarono solo danni alle strutture. Ben più devastanti per la nostra città furono le alluvioni. Gli allagamenti sono stati, e per certi versi sono, favoriti dalla stessa struttura geomorfologica della città, ricca di corsi d’acqua la maggior parte dei quali di natura torrenziale. Prima che venisse sistemato il deflusso idrico - cioè attorno agli anni ’40 -  le acque pluviali dalle montagne circostanti, si incanalavano naturalmente verso la depressione che poi arrivava fino alla fossa della Garofala, che si trova più o meno in viale delle scienze, vicino alla facoltà di Agraria.

Da lì scendevano fino alla zona di San Giovanni degli Eremiti e poi convogliate in un condotto sotterraneo, detto di maltempo, perché serviva appunto in caso di forti piogge. Condotto che portava l’acqua fino alla Cala, sversandosi a mare dietro la chiesa di San Sebastiano. Ma quando le piogge erano particolarmente abbondanti il sistema di deflusso si intoppava, non riusciva a gestire il sovraccarico. Poco dopo la metà del ‘500 Palermo era una città in piena espansione che, nel giro di meno di un secolo, aveva praticamente raddoppiato i suoi abitanti, arrivando ad averne quasi 70 mila. Questo aumento di popolazione aveva portato, come al solito, alla speculazione edilizia (incredibile ma vero, speculazioni edilizie a Palermo già 500 anni fa!). Che si era concretizzata anche nella costruzione di numerose abitazioni nella zona di via Porta di Castro, da sempre soggetta ad allagamenti in quanto adiacente il letto del Kemonia, fiume del maltempo per eccellenza (la parola Xeimon in greco vuol dire appunto inverno). Il palazzinaro dell’epoca era un tale che faceva il farmacista (l’aromatario si diceva allora), che aveva deciso di investire nell’edilizia, costruendo circa 500 abitazioni.

Dal 21 al 27 settembre del 1557 la pioggia cadde eccezionale su Palermo, e giorno 27 l’acqua accumulata sotto le mura delle città, dal lato di Piazza Indipendenza, era arrivata ad essere alta 4 metri, prima di prorompere con tutta la sua foga in città, danneggiando seriamente intere zone come quelle di porta di Castro, Vucciria e Ballarò. L’alluvione causò circa 2.000 morti e almeno altre 6 o 7 mila persone rimaste senza casa. Una spiegazione semplicistica e che escludesse ogni possibile responsabilità dell’amministrazione comunale venne trovata quasi subito. Guardate un po’ come certe cose nel corso del tempo non siano mai variate: lo scaricabarile nella storia! Secondo le cronache del tempo, per evitare il contrabbando d’uva, un gabelliere aveva ostruito il condotto del maltempo nella zona di via Porta di Castro che serviva per lo sfogo di acque in eccesso, ma anche come via di passaggio per i contrabbandieri verso il mare. Ma la vera, o comunque unica causa, non poteva essere quella. Era piuttosto da ricercarsi nella mancanza di un piano di emergenza idrico, in caso appunto di alluvione, che il Senato di Palermo (così si chiamava il Consiglio Comunale di allora) non aveva mai fatto, nonostante si sapesse che Palermo era soggetta ad allagamenti.

Ad accusare chiaramente l’ignavia dell’amministrazione comunale di allora fu lo scrittore Tommaso Fazello, che accusò duramente gli amministratori cittadini per la mancata messa in sicurezza della città dai rischi idrogeologici cui era esposta. Tremende le parole dello storico originario di Sciacca, che dopo avere visto questo alluvione: “Non potetti far, ch’io non riprendessi la negligenza di tanti Re di Sicilia, e l’inavertenza di tanti Palermitani, i quali potendo con poca fatica riparare a così fatti inconvenienti col far fuor delle mura un parapetto a detto torrente, che senza havere a offender la città, s’andasse a scaricar nel Oreto, non hanno mai havuto avvertimento di farlo”.

E la storia si ripete ancora, con la mancata messa in sicurezza di luoghi che tutti sanno essere potenzialmente pericolosi. Altre alluvioni di una certa intensità a Palermo si registrarono negli anni 1689, 1769, 1851, e ancora nel 1862, 1907 e 1925. Ma memorabile restò quello del 1931, sebbene le vittime furono relativamente poche rispetto ai danni materiali e di morti se ne contarono una decina. Memorabile sia per i danni materiali causati sia per il reportage fotografico che venne fatto dell’evento. Tra il 20 ed il 24 febbraio del 1931 Palermo fu colpita da piogge fortissime. In 5 giorni piovve poco meno di quanto piove mediamente durante un intero anno in città. Alla forte pioggia si unì anche un vento particolarmente tenace che causò altri danni, non ultimo la rovinosa caduta della gru che serviva per costruire il palazzo delle poste in Via Roma. Gli effetti furono il totale allagamento del centro cittadino e delle zone di periferia con livelli dell'acqua variabili dai 2 metri di via Roma fino ai 6 metri di piazza Sant'Onofrio.

Le cronache parlano poi di un'altra disgrazia che colpì Palermo. Non si tratta di una calamità naturale, ma una sciagura dovuta più all’incoscienza degli uomini. Nel novembre del 1590 il vicerè di Sicilia, don Diego Enriquez De Gusman conte di Albadalista, si era recato in visita ufficiale a Messina. Al suo ritorno, dopo circa un mese, il senato aveva organizzato accoglienze trionfali, perché con lui tornavano anche speranze di rifornimenti di grano per la città. Tutte le autorità, l'aristocrazia e il popolo si accalcarono, in attesa dell'attracco della nave vicereale, su una malferma e malandata banchina di legno nel porto. Non sappiamo se per l’eccessivo carico cui fu sottoposto, o per qualche errore di manovra del comandante della nave, il pontile crollò trascinando in acqua tra le cento e le duecento persone, molte delle quali morirono. Ovviamente, come nelle migliori storie a lieto fine, il vicerè con la moglie, si salvarono…. per miracolo!

Gelarda-3Questo vicerè Don Diego, il cui periodo di viceregno era stato caratterizzato da fame e carestia venne considerato, dopo questo episodio, in maniera ufficiale e per sempre uno iettatore. Anche se in realtà quello che non gli era mai stato perdonato era stato l’essersi messo contro la lobby del tribunale delle Santa Inquisizione palermitana. Che alla fine riuscì a toglierelo dalle scatole, rimandandolo a Madrid! Tra le altre disgrazie somme che potevano capitare ad una città vi erano le epidemie di peste, morbo contro il quale c’era ben poco da fare. Forse pochi di voi sanno che questa malattia continua ad esistere ancora oggi, con un numero di casi che variano tra i 1.000 e i 3.000 all’anno tra Asia, Africa e Sud America. Tuttavia oggi si può curare, anche se è importante intervenire sin dall’insorgenza dei primi sintomi, con antibiotici come la streptomicina e le tetracicline.

Una terribile epidemia di peste si abbatté  a Palermo nel 1575, poco dopo una carestia che aveva colpito la città. Agli inizi dell’estate, in una casa di tolleranza, come la chiameremmo oggi (bordello lo chiamavano allora) vicino alla Chiesa di San Domenico, si trovò una prostituta morta. Poco dopo anche il suo cliente, probabile paziente zero dell’epidemia, un capitano di un brigantino proveniente dalla Barbaria, defunse. Con l’esplosione dell’epidemia il Senato palermitano, decise di chiedere aiuto un luminare di quei tempi, il medico Gian Filippo Ingrassia che tentò di arginare i danni. Ci volle quasi un anno prima che la pesete venisse debellata, e nel frattempo Palermo contò tra i 1.000 e le 2.000 vittime. Inutile dirvi che, come sempre i delinquenti non mancarono anche in questi frangenti tremendi (anche qui abbiamo un’altra triste costante storica).

Ma a quei tempi non si andava tanto per il sottile e ladri e sciacalli vennero puniti con la massima severità: chi bruciato, chi impiccato, chi buttato dalle terrazze dello Steri. Insomma nessuna pietà per loro. Ancora più famosa e per certi versi tragica fu l’epidemia di peste successiva, debellata  secondo la pia tradizione dopo la scoperta delle ossa di Santa Rosalia. La peste scoppiata nel 1624 fu portata da un brigantino proveniente da Tunisi. Per capirci l’epidemia che vide come protagonista Santa Rosalia a Palermo, fu la stessa di cui parlò Manzoni nei promessi sposi, che a Milano uccise circa 60 mila persone e a Palermo 30 mila! Tra le disgrazie più brutte che colpirono Palermo, in ultimo, voglio ricordare i bombardamenti alleati durante la seconda guerra mondiale, che si abbatterono con una violenza immane sulla nostra città martoriata, causando centinaia di vittime e per la quale rimando ad un mio precedente articolo (LEGGI).

Igor Gelarda - pagina Facebook: https://www.facebook.com/Igor-Gelarda-911961728894076/  

Una finestra sulla Palermo che fu

Molti aspetti di Palermo non sono comprensibili per chi non è palermitano. Ma spesso anche agli occhi dei palermitani la città ha dei lati oscuri ed inspiegabili. Eppure secondo Igor Gelarda, laureato in Lettere Moderne con un Dottorato di Ricerca in Storia della Sicilia e del Mediterraneo antico, c'è una chiave di lettura per (quasi) tutto: la millenaria storia della città, con le sue grandezze, le sue miserie e le sue numerose contraddizioni. Attraverso una lettura storica facile, veloce ma non per questo poco accurata, cercheremo di comprendere le tradizioni, le follie, i modi di dire e quelli di fare della città che fu un tempo Capitale del regno

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Commenti (4)

  • Complimenti per l'articolo, veramente bello e ben documentato. Quanto descritto mi fa pensare al Vico con i suoi ricorsi storici, infatti, pereste , alluvioni e sommovimenti li ristiamo vivendo sulla nostra pelle grazie al sindaco ed alla sua giunta.

  • Propongo la possibilità di postare foto di Palermo antica, creando un archivio unico.

  • Diciamo pure che forse Palermo ha da sempre avuto uno strano rapporto con l'elemento acqua :-) --- da non dimenticare la storica Mareggiata del 25 ott 1973 --

  • Avatar anonimo di marco
    marco

    interessantissimo articolo,complimenti all'autore, molte cose le sconoscevo....

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