Una finestra sulla Palermo che fu

Una finestra sulla Palermo che fu

Palermo (Panhormos) voleva dire tutto porto? Macchè... Tutta montagna piuttosto

Provate a voltare le spalle al mare e guardare oltre i palazzoni della città, verso le montagne. Ovunque voi guardiate, dietro il massacro di cemento, Palermo è circondata dai montagne: sembra essere cinta da una corona di massicci

Già nel 1836 il barone palermitano Vincenzo Mortillaro, insigne arabista e borbonico fedele anche dopo l’unità d’Italia, aveva avuto qualche dubbio. Aveva scritto nei suoi opuscoli storici che era alquanto strano che Palermo, mai colonia greca nell’antichità, avesse un nome greco Pan (tutto) e Hormos (porto). Diodoro Siculo nel I secolo avanti Cristo aveva scritto che il significato di Pan-Hormos fosse “tutto porto”. Lo storico di Agira - pensate che menti aveva la Sicilia nel passato e come siamo ridotti adesso - annotò che Pirro (quello che poverino pur vincendo le battaglie ha perso la guerra, da cui il famoso detto le vittorie di Pirro). Dicevo che Diodoro annotò che Pirro durante la guerra contro Roma, “andò subito contro Palermo, che aveva il più bel porto della Sicilia, motivo per cui la città aveva ricevuto il suo stesso nome”.

Facciamo un passo indietro. Palermo fu fondata dai Fenici nel VIII secolo a.C., più o meno contemporaneamente a Roma, venne dapprima indicata come Mabbonath, un nome comune che vuol dire alloggiamento. Successivamente monete ritrovate a Palermo con la scritta Zyz (ma si pronuncia sis), hanno fatto ipotizzare che Zyz potesse essere il nome dato dai Fenici alla città. Tenete però conto di una cosa, i Fenici amavano poco le cose teoriche: commercianti nell’animo, scrivevano solo se ce n'era un bisogno, al contrario dei Greci che amavano raccontare fatti e vicende. Pensate che i Fenici non avevano avuto neanche il tempo di auto-designarsi con un nome unitario (il nome di Fenici fu “stabilito” dai Greci), figuratevi se avevano interesse a dare un nome vero a Palermo!

Infatti, il primo a chiamare Palermo con il nome Panhormos, fu lo storico greco Tucidide, nel V secolo avanti Cristo, 300 anni dopo la fondazione della città. Una ventina di anni fa, Giovanni Garbini, un orientalista italiano, ha però sconvolto la teoria millenaria di tutto-porto, dando una spiegazione alternativa, che avesse necessariamente a che fare con la lingua dei fondatori della città, il fenicio appunto. Il termine Zyz, in lingua fenicia, aveva in sè l’idea di qualcosa di bello, splendente, adornato (poi conservato in arabo e trasmesso al siciliano azizare). Ora in greco, la parola Hormos oltre a significare porto, vuol dire anche collana (giuro, andate pure a controllare).

Provate a voltare le spalle al mare e guardare oltre i palazzoni della città, verso le montagne. Ovunque voi guardiate, dietro il massacro di cemento, Palermo è circondata dai montagne, sembra essere cinta da una corona di massicci. Da Borgo Nuovo a Brancaccio, Monte Pellegrino, Monte Cuccio, Bellolampo, Monte Billiemi, Pizzo Capra, Monte Grifone... Allora, è possibile che i Fenici abbiano chiamato Zyz questo insediamento perché circondato da monti. Palermo aveva una corona di montagne intorno. Successivamente l’aggettivo adornata/coronata che identificava Palermo fu tradotto in Greco, una lingua che aveva sempre maggiore importanza nel Mediterraneo antico, con l’aggiunta di pan (tutto), ottenendo un senso finale che era tutta coronata dai monti, ma che in greco aveva anche il doppio senso di tutto porto.

Del resto Diodoro, quando nel I secolo a.C. diede la spiegazione del nome “tutto porto”, si trovava davanti una città ormai famosa per il suo porto ed i suoi traffici commerciali. A riprova di questa teoria vi dico che nel mondo antico si conoscevano una quindicina di città dal nome Panhormos: ebbene almeno una di queste, che si trovava in Cilicia (Turchia meridionale), era situata ad oltre 150 km dal mare, in un posto dell’entroterra in mezzo alle montagne, per cui anche in questo caso era impossibile pensare ad un collegamento con il porto.

Ovviamente in Storia più antiche sono le vicende, più difficile è capire quale sia la verità. In Sicilia restano misteri di cose avvenute praticamente ieri (e di qualcuno ne parleremo in questa rubrica), e voi volete con certezza svelare il significato di un nome che ha quasi tremila anni? Lasciamoci un piccolo dubbio, anche se io propendo fermamente per la corona di montagna. E per non sentirci troppo soli, e non prenderci troppo sul serio, vi dico che ancora oggi di Palermo ne contiamo più di una nel Mediterraneo: c’è una Panhormos nell’Egeo meridionale vicino Mykonos; un’altra è una località balneare nell’isola di Scopelo in Grecia; ancora una terza località sul mare nel centro-nord di Creta. Voi che ne pensate di questa storia del nome di Palermo?

Una finestra sulla Palermo che fu

Molti aspetti di Palermo non sono comprensibili per chi non è palermitano. Ma spesso anche agli occhi dei palermitani la città ha dei lati oscuri ed inspiegabili. Eppure secondo Igor Gelarda, laureato in Lettere Moderne con un Dottorato di Ricerca in Storia della Sicilia e del Mediterraneo antico, c'è una chiave di lettura per (quasi) tutto: la millenaria storia della città, con le sue grandezze, le sue miserie e le sue numerose contraddizioni. Attraverso una lettura storica facile, veloce ma non per questo poco accurata, cercheremo di comprendere le tradizioni, le follie, i modi di dire e quelli di fare della città che fu un tempo Capitale del regno

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Commenti (2)

  • Avatar anonimo di Theresa Werber
    Theresa Werber

    Assolutamente interessante

  • Avatar anonimo di Mario
    Mario

    Igor hai scritto un bell'articolo. E' suggestiva la tua disamina che non dispiace. Sono in attesa di nuovi articoli sulla nostra martoriata Città che, ho nel cuore. Grazie

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