Il quinto canto

Il quinto canto

Il "Piano giovani " e la generazione del grazie

L'assessore alla Formazione Nelli Scilabra

Grazie, anche oggi, per il nostro tirocinio quotidiano.
Grazie, anche oggi, per il nostro Progetto Amva-Neet, Piano Giovani, Garanzia Giovani o che dir si voglia quotidiano.
Grazie, anche oggi, per il nostro sfruttamento quotidiano.
Grazie, anche oggi, per la nostra elemosina quotidiana.
Grazie, anche oggi, per la nostra retribuzione misera quotidiana.
Grazie, anche oggi, per il nostro “Tanto se te ne vai, dietro di te c’è la fila” quotidiano.
Grazie, anche oggi, per il nostro presente: eternamente incerto, precario, instabile e sospeso.

La chiamavano “Generazione mille euro”, invece si è trasformata, nel giro di pochi anni, nella “Generazione del grazie”: una generazione composta da milioni di giovani e meno giovani che vengono derisi, sbeffeggiati e umiliati ogni giorno. Una generazione che ormai vive sotto continuo ricatto e che si trova costretta a dire "meglio questo sfruttamento che niente". Che cala la testa e sopporta perché ha perso qualsiasi speranza e fiducia nei confronti di Istituzioni che l'hanno completamente dimenticata e abbandonata. Una generazione che, vinta dal non avere rappresentanza, si aggrappa alle briciole di politicanti allo sbaraglio che, invece di intervenire in modo strutturale sulla questione occupazionale, mettono a tacere la disperazione per qualche mese regalando pochi spiccioli. 

Già, la tanto propagandata Rivoluzione della campagna elettorale coincide oggi (a quasi un anno dal Progetto Neet, tanto sbandierato dall’ex Premier Letta) con l’ormai noto, e intriso di polemiche, cavallo di battaglia dell’Assessore Scilabra (che, a trent’anni, forse ha scordato cosa voglia dire avere trent’anni in Sicilia): il più che fieramente pubblicizzato Piano Giovani.

In cosa consiste? Negli ennesimi tirocini che servono da contentino per tappare la bocca a chi è ormai esausto della propria esistenza, a chi si sente perso e inutile, a chi si trova in un vicolo cieco e non sa come uscirne, a chi manda centinaia di curricula al mese ma non riceve mai una risposta, a chi deve rinunciare ai propri sogni perché non si può più permettere di sognare, a chi studia per un mestiere e fa tutt’altro, a chi pensa “non ce la farò mai a costruirmi un presente, un futuro, una famiglia” e si rinchiude nella propria rassegnazione, a chi si vede scavalcare dal raccomandato di turno e non può fare nulla a causa di una politica sempre più complice, a chi è costretto ad abbandonare la propria città in cerca di una vita dignitosa e si ritrova a piangere di nostalgia, a chi rinuncia ai propri diritti e accetta paghe da fame e orari disumani, a chi passa ore a pigiare un tasto e scopre che nel giro di un batter di ciglia le molliche sono state quasi tutte accordate, a chi si trova costretto a dire sì a 500 euro lordi al mese per sei mesi perché l’alternativa è stare a casa a guardare chi, senza arte né parte, ne guadagna migliaia al giorno.

Le percentuali della disoccupazione, così come quelle dell’emigrazione, crescono: in Sicilia hanno raggiunto vette spaventose e destinate a non fermarsi. Noi, però, sembriamo ormai assuefatti a certi numeri da capogiro: numeri che non ci stupiscono e non ci indignano, ma che, al contrario, ci svuotano e ci fanno aggrappare alla prima propaganda da quattro soldi (lordi) di alcuni politici che utilizzano lo sconforto in modo strumentale.

Dietro queste percentuali e statistiche, a volte chi parla da certe poltrone lo dimentica, ci sono persone in carne e ossa: ci sono giovani donne e uomini a cui viene calpestata qualsiasi tipo di dignità, a cui vengono strappati sogni e speranze, a cui viene tolta la voglia e la forza di lottare per un presente soddisfacente, a cui viene sottratta la possibilità di scegliere e di chiedere diritti. E qual è la risposta alla domanda sempre più rassegnata e scoraggiata “Che ne sarà di noi”? I soliti titoli sensazionali, i già sentiti slogan che alludono alla questione senza realmente attraversarla e viverla, le arcinote promesse da campagne elettorale che lasciano il tempo che trovano smentendosi da sole col passare dei giorni, i famosi discorsi di comprensione che servono soltanto a pulirsi la coscienza mentre tutto rimane uguale a prima: chiacchiere insomma, chiacchiere utili al consenso e a rivoluzioni evidentemente mancate.

C'era un tempo in cui le parole avevano un significato. C'era un tempo in cui, se non si dava peso ai significati, si alzava la testa e si protestava.  Ecco perché io dico che è tempo, adesso, di riprenderci la nostra dignità: da quella emotiva a quella esistenziale, da quella lavorativa a quella morale.

Il quinto canto

Quando vedemmo il disiato quinto esser nascosto da cotanti canti, questi di cantar cittade m'ha convinto di mafie, eroi, problemi e santi. Galeotto fu il blog e chi lo scrisse: da quel giorno più voi non leggeste d'altri. Il quinto canto è un punto di vista diverso, per chi non si accontenta delle apparenze.

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Commenti (18)

  • Avatar anonimo di Peppe
    Peppe

    Bell'articolo, profondo e vero, ma Claudia cosa quel partito di nome SEL, di cui ti risulti coordinatrice per cambiare questa situazione oltre a votare insieme a Renzi per continuare a distruggere l'Italia, dietro tanti slogan e concretezza ed efficacia zero? A lamentarsi siamo bravi tutti, ma nel concreto chi è complice, anche lontano di questo disfacimento è senza colpe? Non credo proprio.

    • Avatar anonimo di Francesca
      Francesca

      Se l'articolo di Claudia è "bello, profondo e vero", perché, caro Peppe, piuttosto che contribuire ad alimentare dei "cahiers de doléances" all'italiana, non la smetti di polemizzare con chi, come Claudia, ci mette letteralmente la faccia e il suo tempo per affermare, con passione civile, che "è tempo, adesso, di riprenderci la nostra dignità"? Se credi di non essere anche tu il destinatario di questo vibrante e democratico invito, e pensi che la risoluzione del gravissimo problema della disoccupazione giovanile debba e possa avvenire solo grazie all'intervento dall'alto di qualsiasi partito, senza il contributo di ognuno di noi, beh... allora sarai un'altra goccia sul mare dei rassegnati e degli sconfitti. ​Auguri comunque.

      • Avatar anonimo di Peppe
        Peppe

        L'abilità di coinvolgere con la propria scrittura può appartenere a tutti, così come l'abilità di usare le parole in maniera incantevole per raggirare la gente può appartenere anche al peggiore dei lestofanti (e in Italia può valere il 41% di voti): ribadisco i complimenti per l'articolo ma mi ridomando nuovamente, al di là delle tue citazioni francesi da intellettuale o pseudotale, quale contributo concreto possa dare chi fa parte anche lontanamente del gruppo di potere dietro a iniziative come il "Piano Giovani". Parliamoci chiaramente Francesca: il ministro Poletti, Pd, partito appoggiato da Sel spesso e volentieri, ha proposto iniziative simili e la Scilabra (Pd) e Crocetta (Megafono, alleato del Pd) l'hanno originata. Quindi una coordinatrice di Sel, che sfoggia foto in cui si dice "O Vendola o niente diritti", che si lamenta, stona un po', almeno ai miei occhi. Ci si lamenta dei partiti e si dà a lei, che ne fa parte, la possibilità di criticarli e ad altri no? Spero che lei stessa mi dia una risposta. Auguri, comunque, anche a te Francesca, che sei investita dal potere Divino di parlare di sconfitti e rassegnati neanche ti trovassi davanti a Fantine dei "Miserabili" e tu che parli di quaderni di lamentele Victor Hugo dovresti averlo letto...

        • Avatar anonimo di Claudia
          Claudia

          Caro Peppe, non ho molto da aggiungere a ciò che ha scritto Otello. La cosa che più mi dispiace notare è come lei abbia volontariamente spostato il discorso da un problema gravissimo, e che purtroppo vivo quotidianamente sulla mia pelle (come me, milioni di persone), a delle sciocchezze che lasciano il tempo che trovano e che appartengono al peggior fanatismo politico (che io notoriamente evito, perché è un modus operandi che non condivido). Non mi interessa qui fare la marchetta al partito di cui faccio parte (e di cui, sottolineo, non sono coordinatrice. Forse, mentre guardava le mie foto su facebook, ha letto male l'informazione), ciò che mi preme affermare a voce alta è che c'è una generazione sotto ricatto, priva di libertà, che sta subendo una violenza psicologica sottile e pericolosa, spesso mascherata da false speranze. Una Generazione che è costretta a dire "meglio 500 euro per un inutile tirocinio da 40 ore settimanali (quello che sta capitando a me col Progetto Neet) che niente", che è costretta ad aggrapparsi a qualsiasi spiraglio dia la possibilità di non sentirsi in apnea per qualche mese. Ma a che servono questi Piani? Soltanto a poter andare a mangiare una pizza senza la mortificazione di dover chiedere soldi ai genitori, non certo a potersi costruire una famiglia! Cosa che, alla mia età, sarebbe anche normale. Continuo a credere che sulla questione occupazionale si debba intervenire in modo strutturale, non in questo modo. I tirocini dovrebbero essere banditi, sì, ma per i diplomati o i neolaureati, ai quali sarebbero più che utili (non lo nascondo): non per chi, a 30 anni e passa, ne ha già fatti dai 5 in su. Continuo a credere che non ci si possa accontentare di misure che servono soltanto, ancora una volta, ad anestetizzare giovani donne e uomini a cui viene calpestata la dignità. Continuo a credere che bisogna dare peso alle parole e ribellarsi quando queste perdono di senso e di significato. Il mio articolo voleva essere, quindi, prima ancora che una critica politica, un monito, un incitamento a chi, come me, vive questa deprimente condizione, al di là di qualsiasi appartenenza, per rialzare insieme la testa e chiedere i diritti persi nel tempo. Ecco perché lei è stato quanto meno fuori luogo a spostare l'attenzione da una questione fondamentale (e sempre più grave) a qualcosa che ha davvero poca importanza. Ecco perché, se definisce vero e profondo il mio articolo, dovrebbe aiutarmi a diffonderlo piuttosto che soffermarsi sulla mia persona e le mie attività (molto meno interessanti del problema di una generazione costretta al ricatto e all'emigrazione).

        • Avatar anonimo di Otello
          Otello

          Tolgo subito ogni dubbio dicendo che anche io sono di Sel, e ti faccio tre precisazioni: 1) Premesso che il mio partito non è perfetto (ma quale lo è?) e compie degli errori, noi non siamo al Governo con Renzi e non siamo al Governo con Crocetta. E non per una pregiudiziale contro i due, ma per le loro scelte politiche. Addirittura, alle regionali, non eravamo nemmeno in coalizione col Pd. Siamo forza di opposizione in entrambi i casi, e in Sicilia perfino fuori dall'Ars, quindi non capisco proprio come possiamo essere responsabili degli atti del Governo Regionale. 2) Claudia non è un deputato, né il segretario regionale del partito. E' coordinatrice del circolo dell'ottava circoscrizione di Palermo, un ruolo impegnativo ma non certo di prestigio o di potere, che lei usa anche per far sentire le proprie critiche all'interno di Sel. Si deve essere per forza d'accordo con lei? Ovvio che no. La si può criticare? Certo, ci mancherebbe! Chi fa politica mette le proprie idee e la propria persona a disposizione di attacchi più o meno giusti e non se ne può lamentare. Ma l'accusa di complicità che le fa il tuo intervento mi pare abbastanza esagerata, e dettata, quantomeno, da informazioni parziali sull'interlocutore. 3) Incredibilmente, e su questo mi piacerebbe capire di più, dopo aver detto che il pezzo è "vero", sposti l'attenzione dal Piano Giovani a Claudia. e Sel. Stai a vedere che il problema dei giovani italiani sono Claudia e Sel? No perché penso che se questo aiutasse il Paese, lei emigrerebbe volentieri, e Sel potremmo anche scioglierla. A quel punto sì che farebbero un "piano giovani" come si deve.

  • Avatar anonimo di francesco manfré
    francesco manfré

    Dovremmo stare tutti bene in Italia, come nel resto del mondo, non dovrebbe esistere la povertá. Ci sono persone che di quanti soldi hanno non sanno come spenderli e altre invece sperano che il giorno successivo potranno di nuovo mangiare un piatto di pasta. Il piano giovani é qualcosa di totalmente inutile, é l`elemosima che il governo da per i giovani italiani,un`altra volta si assiste nel sprecare soldi in qualcosa di inutile.

    • Concordo. Ecco perché credo che dovremmo reagire, una volta per tutte, e riprenderci i diritti e la dignità che ci vengono tolti, piuttosto che continuare ad assecondare un sistema che evidentemente non funziona. Io personalmente non riuscirò mai a stare bene e a condurre una vita serena sapendo che il mio vicino non può mangiare.

  • Avatar anonimo di salvo
    salvo

    hanno tolto la dignità al popolo siciliano,e noi che facciamo?

    • Avatar anonimo di Claudia
      Claudia

      Rispondo con la chiusura del mio articolo: "C'era un tempo in cui le parole avevano un significato. C'era un tempo in cui, se non si dava peso ai significati, si alzava la testa e si protestava. Ecco perché io dico che è tempo, adesso, di riprenderci la nostra dignità: da quella emotiva a quella esistenziale, da quella lavorativa a quella morale." Indigniamoci e rialziamo la testa, collettivamente.

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