"Note dall'Inferno": quando il Jazz incontra Dante

Letteratura, teatro e musica si incastrano in questa versione sperimentale dell’Inferno dantesco di e con Gigi Borruso. Musiche e improvvisazioni jazz dal vivo eseguite da Fabio Lannino e Diego Spitaleri. Il debutto sabato 17 agosto alle ore 21:30, al Castello Bordonaro di Cefalù

Gigi Borruso

«Quivi sospiri, pianti e alti guai risonavan per l'aere sanza stelle per ch'io al cominciar ne lagrimai.» così Dante scrive nel canto dedicato agli ignavi (Inferno, III, 22-30, Divina Commedia). Dante amava particolarmente la musica accostandola al lettore attraverso l'uso di metafore e di simboli. La dimensione musicale della Divina Commedia è uno dei suoi caratteri più affascinanti. Già nella scelta del ritmo ternario ci rivela la sua intenzione di inseguire il concetto della Trinità e la sua capacità di rigenerarsi in un movimento continuo. E, com’è noto nel jazz, la musica scritta in 4/4 è spesso interpretata in modo ternario.

Nella Divina Commedia il paesaggio sonoro che circonda Dante diviene lo strumento di rappresentazione del circostante.  Così i critici da sempre hanno indagato l'impianto musicale della Divina Commedia con particolare attenzione alla terza cantica, il Paradiso. Nell’Inferno, invece, predomina la 'non musica', metafora della disarmonia e del chiasso del vestibolo infernale, con chiari riferimenti alla musica strumentale o, più modernamente, alla musica “rumorista”. I rumori dei gironi costituiscono una «anti-musica» sgraziata e casuale, che evidenzia la distanza fra l’armonia dell'amore divino e la disarmonia infernale. 

“Note dall'Inferno - L'inferno di Dante in Jazz”, di e con Gigi Borruso, è un gioco letterario e musicale, ironico e delicato, che intende esaltare la dimensione musicale della Commedia, interpretando l’opera dantesca in tutta la sua pregnanza linguistica e semantica, attraversata dagli scarti e dalle improvvisazioni del jazz. Un viaggio che condurrà lo spettatore entro alcuni gironi danteschi, attraverso i più noti canti dell’Inferno, a incontrare Caronte e, sempre più giù “nel cieco mondo”, Minosse, Francesca da Rimini, Ulisse e altri affascinanti protagonisti. ‘Note dall’Inferno’ debutta, con unica data, sabato 17 alle ore 21:30, nella suggestiva cornice del Castello Bordonaro (via la Maddalena, 20, Mazzaforno, Cefalù, in provincia di Palermo), nell’ambito della manifestazione “Castello d’autore, Notti culturali al Bordonaro”.

L’elasticità del jazz, nella sua continua capacità di gioco, ci offre una strada di libertà che ben si accorda alla “disarmonia” infernale del viaggio dantesco e alla sua continua ricerca d’un significato ultimo della vita. Gigi Borruso. attore e regista palermitano, che lungo la sua carriera ha dato voce, in radio e in teatro, ad altre opere letterarie, da Edgar Allan Poe a Eliot, da Montale, da Pasolini, da Perriera a Camilleri, si mette alla prova in una interpretazione dell’Inferno dantesco inusuale, accompagnato da due musicisti eclettici come Diego Spitaleri e Fabio Lannino, una formazione che da anni collabora nella comune ricerca di una tessitura fra la parola e la musica. 

A margine di questo articolo vi lascio con due curiosità che questo spettacolo riporta in mente. La prima. Karlheinz Stockhausen, tra i più grandi compositori del XX secolo, controverso sperimentatore e innovatore del suono con attitudini rumoriste, nel suo Harlekin (1967) ‘mette in scena’ un diavolo-buffone che si rifà alla maschera della commedia dell’arte quanto all’Alichino dell’Inferno dantesco (compare per la prima volta nel XXI canto dell’Inferno), appartenente a I Malebranche, diabolica truppa di demoni dalla figura grottesca.

La partitura consta di 13 suoni, che non solo comprendono l’intera scala cromatica, ma nella numerologia, di cui Stockhausen era un estimatore, il 13 è associato al demonio. E infine, altra interessante curiosità nel campo dell’arte è costituita dal trittico ‘Giardino delle Delizie’ di Hieronymus Bosch (1480-1490 c., Prado di Madrid). In particolare, la terza tavola a destra rappresenta l’inferno e i tormenti della dannazione eterna. Per questa ragione il pannello è detto anche “Inferno musicale”, caratterizzato dalla presenza di strumenti trasformati in mezzi di tortura. In questo concerto demoniaco si assiste al declasso umano, svilito eppure incapace di mostrare vergogna è l’uomo che suona un piffero dal posteriore, e un altro, poco lontano, schiacciato dal peso di un grosso liuto, mostra visibile il solo fondoschiena su cui è impresso un misterioso spartito musicale.

A tal proposito, alcuni anni fa, The Guardian riportò in suo articolo la scoperta fatta da una giovane blogger americana che dallo spartito nascosto nell’opera di Bosch ricavò una partitura e realizzato una versione per pianoforte pubblicata sulla sua pagina Tumblr. Successo immediato per una storia che affascina col suo enigmatico messaggio giunto dal passato, tra le esagerazioni di internauti che hanno definito il motivetto l’“angosciante e inquietante” “inno infernale che risale a più di 600 anni fa”. Nel mirino di fantasiose dissertazioni non solo Bosch, ma tanti altri artisti non solo delle arti figurative, da Leonardo Da Vinci ai Beatles, da Paolo Uccello ai Led Zeppelin, non trascurando neppure la Disney. Dopotutto, l’idea di trovare in un dipinto, in un brano musicale, in un film animato quanto in uno spartito, riferimenti occulti e misteri vari è tra le prime tentazioni a cui l’uomo cede.

BINARIO CINQUE [«Non si interrompe un'emozione» Federico Fellini]

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