Paolo Borrometi cittadino onorario di Palermo: "Rischia la vita per la verità"

Il giornalista vive sotto scorta dall'agosto del 2014 a causa delle continue minacce da parte di Cosa nostra. E' finito nel mirino dei boss per le sue inchieste "scomode". Orlando: "Esercita la professione contro ogni forma di censura, omertà, violenza e sopruso"

Paolo Borrometi

Esercita la professione giornalistica "contro ogni forma di censura, omertà, violenza e sopruso" facendosi portavoce dei dei "valori di giustizia e libertà". Con questa motivazione il sindaco Leoluca Orlando ha deciso di conferire la cittadinanza onoraria al giornalista Paolo Borrometi. La cerimonia si svolgerà domani a Palazzo delle Aquile.

Borrometi, originaio della provincia di Ragusa, vive sotto scorta dall'agosto del 2014 a causa delle continue minacce da parte di Cosa nostra. E' finito nel mirino dei boss per le sue inchieste "scomode". 

La cittadinanza onoraria di Palermo gli è stata concessa "per avere esposto a rischio la propria incolumità per l’affermazione della verità, facendo luce con le sue inchieste su zone d’ombra del nostro Paese, denunciando episodi di corruzione, riciclaggio, traffici illeciti, affari intessuti da Cosa Nostra a carattere nazionale e internazionale, rapporti tra mafia, politica e affari. Per avere raccontato la distribuzione delle attività mafiose sull’intero territorio italiano, descrivendone il controllo sociale ed economico esercitato al sud e quello economico al centro nord, evidenziando i mutamenti del fenomeno che tende a privilegiare la strada più silente della corruzione. Per avere praticato e promosso un giornalismo sempre attento alla difesa della democrazia, rivestito di autorevolezza e indipendenza contro ogni tentativo di 'mascariamento', di distoglimento dalla verità, diffondendo altresì ciò che qualcuno non vuole che si sappia, raccontando ciò che è nascosto e ciò che non può mai piacere essere rivelato ai poteri forti. Per avere rappresentato la necessità di combattere la piaga della criminalità organizzata, oltre che sul piano repressivo, su quello culturale e politico. Per avere creduto nel valore del giornalismo, difendendolo profondamente, lottando per la crescita sociale e culturale del proprio Paese, anche con forti denunce alle Istituzioni colluse o distratte,trasformando la paura del rischio di perdere la propria vita, nella consapevolezza di svolgere semplicemente il proprio dovere".

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