Sanremo, Giulia Bongiorno scrive a Junior Cally: "Usi il corpo delle donne per fare scalpore"

Nelle ultime ore si è sollevato un polverone mediatico in merito alla presenza in gara del rapper mascherato, reo di testi sessisti e volgari nel suo recente passato. La senatrice palermitana lo attacca: "La Rai, senza indugi, faccia la giusta scelta a e non si renda complice di questa barbarie"

Giulia Bongiorno e Junior Cally

La senatrice palermitana della Lega Giulia Bongiorno scrive a Junior Cally, ed entra in tackle sulla vicenda più chiacchiareta del momento. Ovvero la partecipazione del rapper romano al Festival di Sanremo. "Mi piacerebbe - dice Bongiorno - che Junior Cally, dopo essersi difeso dalle polemiche sul suo squallido brano sostenendo che l'arte è libertà di espressione rispondesse a tre semplici domande: sa da dove nasce la violenza nei confronti delle donne? La sua mente è mai stata attraversata dal dubbio che rappresentare la donna come un oggetto significa far sentire l'uomo legittimato a fare del corpo della donna quello che vuole? E' consapevole del fatto che facendo un uso distorto della sua libertà di esprimersi si fa complice di chi uccide le donne? Da parte di chi usa i mezzi di comunicazione ci si aspetterebbe maggior consapevolezza del fatto che la televisione amplifica qualunque messaggio, ma soprattutto tentare di camuffare l'incitamento all'odio verso le donne con la 'libertà di espressione artistica' è un atteggiamento scorretto, vigliacco e meschino".

Nelle ultime ore si è sollevato un polverone mediatico in merito alla presenza in gara di Junior Cally, rapper mascherato e “arrabbiato” reo di testi sessisti e volgari nel suo recente passato. Un passato difficile quello di Antonio Signore, da Focene (Roma), in arte Junior Cally. Che lui ha ben raccontato nelle sue canzoni. Un paio le canzoni incriminate: una è Strega ("Mi piace danzare la notte, Sopra le punte, fra queste mign**, Uscito dalle fogne, dormo con tre streghe. Fratello le rimando a casa con le calze rotte"); la seconda Gioia ("Lei si chiama Gioia, beve poi ingoia. Balla mezza nuda, dopo te la da. Si chiama Gioia, perché fa la tr*ia, sì, per la gioia di mamma e papà’…Questa non sa cosa dice. Porca tro*a, quanto ca**o chiacchera? L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C’ho rivestito la mascherà. ‘state buoni, a queste donne alzo minigonne..”).

Giulia Bongiorno ha presentato il ddl sul cosiddetto codice rosso contro la violenza sulle donne. "Usare il corpo delle donne per fare scalpore più o meno consapevolmente è qualcosa che non avrei mai immaginato di vedere, nemmeno nei momenti di maggiore sfiducia. Non si tratta nemmeno - aggiunge- di 'épater le bourgeois', qui si offendono gravemente le vittime di violenza e le loro famiglie, si svilisce l'impegno di chi si batte contro la violenza sulle donne, si calpesta la civiltà. Non è una questione politica, è una questione di umanità. La Rai, senza indugi, faccia la giusta scelta a e non si renda complice di questa barbarie".

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