I dolci dell'avvento e del Natale: tra mito e tradizione

Riscopriamo i moscardini con una preziosità di forme e di sapori

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Sono, assolutamente, nell’arco dell’anno, i giorni più intensi di ritualità religiose e conviviali, manifestazioni ammirevoli della cultura tradizionale popolare della nostra gente, prodigio del tempo che è rimasto e non si scorda mai, perché vissuto con cuore fino nel profondo alla silenziosità dell’anima. E anche se in questo tempo storico del globalizzante annientamento delle identità e delle tipicità, la tavola dell’Avvento, quella della Immacolata Concezione e, infine, come compimento d’un disegno divino, quella natalizia nel mondo contadino non è più il riscatto alla necessità, alla povertà vissuta in Sicilia nei secoli bui, rimane purtuttavia e sempre una “tavola dei miracoli” all’insegna della copiosità, del benessere, che riesce a riaccendere quello stupore e quella meraviglia che la velocità del tempo, della quotidianità abbandonata alla frenesia, fa dimenticare. Torna, dunque, la festa dell’Immacolata, già nella prima decade di dicembre, e successivamente quella del Natale a intiepidire la nostra anima, bigia d’autunno.

Nelle piegature nascoste della nostra memoria producono un suono dolce nell’aria le cornamuse (rigonfiate dal vento) dei pastori che, nove giorni prima dell’avvento, scendevano valle dai monti, specie sulle Madonie, ma anche sui Nebrodi e sui Peloritani (quindi non solo nel Nord Europa) per cantare le nenie davanti l’Immacolata Concezione, prima, e successivamente alla capannina di sughero dei presepi (realizzati a partire proprio dal giorno 8 di dicembre), battendo alla porta di ogni casa. La sensazione antica e sacra della festa si ritrovava in particolare, però, nei dolci che, in tutte le culture, per la verità, abbondano in prossimità delle principali festività religiose dell’anno.

E, in questo mese ricolmo di festività religiose importanti, abbondano le tipicità gastronomiche e dolciarie, con i moscardini che, ad Alcamo, ad esempio, non sono realizzati durante la celebrazione della ricorrenza dei defunti, quanto piuttosto al tempo dell’Avvento con meravigliose e originali raffigurazioni del “bambineddu” o della “Maronna chi teni lu bambineddu”. Tradizione che, tra l’altro, riprende anche una tradizionale nenia cantata ai bambini piccolissimi, in prossimità del Natale che, in alcuni ritornelli, recita: «Bambineddu duci duci eu ti portu muscardini e nuci ti li scacci e ti li mangi accussì ti zitti e un chianci» e, ancora, «Bambineddu duci e amatu eu ti portu un cucciddatu ti lu mangi in cumpagnia cu Giuseppi e cu Maria». Ciò, introducendo, di fatto, due tipicissimi dolci siciliani, il “Muscardinu” quello natalizio, però, con le sacre immagini di Maria Immacolata che tine, in braccio, Gesù, e il Gesù bambino nella mangiatoia, del giorno della nascita, e il “cucciddatu”, ripieno di fichi essiccati e, successivamente, macinati, zuccata, bucce d’arancia, mandorle, noci, pinoli, cioccolato fondente a scaglie. Anche se, per la verità, se proprio volessimo entrare nel mito e nella tradizione, più generalmente parlando, forse, sarebbe più appropriato legare il nome dei “Muscardini”, proprio al periodo della ricorrenza dei morti. Non molti sanno, pochissimi, in effetti, che Muscardinu è il nome di un notabile medievale leggendario, un cavaliere, forse uno dei sette paladini, proprio del mitologico (molte gesta legate più alla leggenda, infatti, che alla realtà), oltre che storico, Carlo Magno.

Dal 476 d.C., con la destituzione dell'ultimo imperatore romano, Romolo Augustolo, ebbe fine la così chiamata "età classica" e iniziò, quel lunghissimo periodo, chiamato "medioevo". Questo periodo storico, molto travagliato, vide nascere in occidente la casa regnante francese carolingia che, con a capo Carlo Magno, occupò tutta l'Europa. I "paladini", dunque, epicamente legati a questa figura leggendaria, da secoli sono riprodotti in Sicilia, denotando l’attaccamento alla storia popolare delle narrazioni dei cantastorie, sono eroi, personaggi consacrati all'ideale dell'amore per la patria, della fede e dell'onore. La leggenda, diffusa questa sia in Calabria che, leggermente modificata, in Sicilia, quella legata a Muscardinu, racconta che Carlo Magno, principale protettore della chiesa e dei valori cristiani , inviò in Calabria e poi in Sicilia i paladini, Muscardinu, Razzone, Farianu, Filippazzo, Lucciu e Scaranu con a capo il mitizzato e valoroso Orlando (affermazione non sorretta dalle fonti storiche) per rendere libere le terre occupate dagli arabi, ma quando i sette paladini giunsero nei pressi di Barbaro (sostiene una leggenda) o nei pressi dell’odierna Messina, il sovrano (una donna, risaputa e conosciuta come potente strega), operò degli incantesimi e tramite questi assestò un attacco letale sui sette paladini che furono uccisi ad eccezione di Orlando. Pare che, dunque, il moscardino del 2 novembre meglio identifichi la storia del dolce, a Palermo e un po’ in tutta la Sicilia chiamato “Le ossa di morti”, anche se, proprio ad Alcamo, esso, invece, sia propiziatore di vita, come a volere suffragare la tesi secondo la quale, proprio da quell’evento, il mitico Orlando prese forza e consapevolezza per liberare il meridione italiano (la Calabria e la Sicilia) dagli invasori “non credenti” nel Dio dei cristiani. Afferma la studiosa di tradizioni pasticciere Enza Pizzolato, "ancora oggi, si può constatare che la tradizione non muore, anzi continua a vivere e a tramandarsi nelle nuove generazioni, sempre meno legate al passato glorioso di questa nostra terra di Sicilia".

Torna su
PalermoToday è in caricamento