"Da Peppino a Mafia capitale": i luoghi di Impastato raccontati in un libro

Presentata in anteprima nazionale a Cinisi l'opera di Ivan Vadori. L'autore parte dai luoghi dove Peppino ha lottato contro la mafia per poi raccontare l'ascesa di Cosa nostra al Nord e quindi concludere con l'arrivo nella Capitale. A moderare il dibattito la giornalista di PalermoToday Carola Catalano

Un momento della presentazione, al centro la giornalista Carola Catalano

In occasione del quarantesimo anniversario dell'assassinio di Peppino, ieri a Cinisi è stato presentato - in anteprima nazionale - il libro “La Voce di Impastato, da Peppino a Mafia capitale, l’Italia sotto inchiesta". La giornalista PalermoToday Carola Catalano ha moderato il dibattito che si è tenuto nell'aula civica del Comune e che ha visto protagonisti, oltre all'autore Ivan Vadori, il fotografo che ha realizzato le immagini a corredo del testo Elia Falaschi, lo storico Umberto Santino, fondatore del centro di documentazione Impastato, e Luisa Impastato, nipote di Peppino e presidente di Casa Memoria.

La pubblicazione è il frutto di anni di lavoro, di incontri e interviste che Vadori ha realizzato in giro per l’Italia ai protagonisti dell'antimafia. Oltre alle persone sopra citate, l'autore ha intervistato il giornalista Lirio Abbate, i magistrati Gian Carlo Caselli e Franca Imbergamo, il presidente di Libera Don Luigi Ciotti, il poliziotto della squadra Catturandi di Palermo I.M.D., il fratello di Peppino Giovanni Impastato e molti altri nomi eccellenti. 

"L'apparato fotografico - afferma Falaschi - che si articola in tre progetti complementari: i ritratti “Vedo Sento Parlo …Sono”, i ritratti a taglio reportage “I Volti del Coraggio”, scatti 'rubati durante le interviste' e una documentazione suoi luoghi chiave della vita di Peppino Impastato. Il tutto in un rigoroso contrasto bianconero, volutamente scelto per enfatizzare la potenza del messaggio espressivo. Per me è stato molto emozionante realizzare questo lavoro e spero di essere stato all'altezza di esprimere al meglio la bellezza di questi guerrieri".

La maggior parte dei soggetti intervistati ha contribuito a scrivere la storia del militante per consegnarla a noi come oggi la conosciamo. Una storia che l'autore aveva già in parte raccontato con la sua tesi di laurea su Radio Aut prima e con il documentario "La voce di Impastato" poi. Nel libro Vadori allarga il raggio d’azione. Parte da Cinisi, dai luoghi dove Peppino ha vissuto, lottato contro la mafia e ucciso, per arrivare a raccontarci l'arrivo della mafia al Nord (c'è un intero capitolo dedicato alla mala del Brenta) e portarci ai nostri giorni, ai tempi di Mafia Capitale.

Ivan Vadori e Carola Catalano-2

"I collegamenti - dichiara Vadori - tra personaggi storici di Cosa nostra e l'attualità, l'evoluzione della mafia e le sue ramificazioni in tutta Italia, e notizie quditiane sulle organizzazioni criminali e le loro collusioni hanno reso difficile mettere un punto, consapevole che, qualche minuto dopo, quel punto sarebbe già stato superato". 

Il filo conduttore viene tracciato in modo sottile da chi ha lottato in prima linea contro la mafia, dagli esperti che hanno studiato il fenomeno e da chi si è impegnato per portare avanti la memoria storica dei fatti narrati. Ed è proprio la memoria a giocare un ruolo centrale nella lotta alla mafia: nel libro i fatti narrati sono diversi - dall'omicidio di Impastato al duplice omicidio di Alcamo Marina - ma alcuni nomi si ripetono. La conoscenza del passato è importante per capire e raccontare il presente.

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"Adesso - racconta il magistrato Imbergamo (oggi alla Direzione nazionale antimafia) a Vadori nel libro - che sono tornata ad occuparmi della Sicilia ma da Roma ho l'ambum di famiglia davanti, nel senso che ho quasi sempre le stesse facce davanti. Certo, ci sono anche i loro nipotini, però, insomma non è cambiato granchè". Anche il metodo di Cosa Nostra non è cambiato. La mafia si è evoluta, non ha più la coppola e la lupara, è diventata la mafia dei colletti bianchi, si è fatta impresa. "Per imporsi - spiega il sociologo Nando Dalla Chiesa - utilizza sempre la violenza per risolvere i conflitti - facendone un uso 'saggio'-, il controllo del territorio, trasforma i cittadini in dipendenti personale ed ha rapporti organici con la politica". Il momento di abbassare la guardia non è ancora arrivato. Bisogna continuare a fare memoria. Qualche importante risultato però è già stato raggiunto. A quarant'anni dall'omicidio Impastato si sta realizzando il passaggio di testimone. "Sono tanti gli esempi di ragazzi - afferma Giovanni Impastato nella prefazione del libro - che hanno recapito il messaggio di Casa Memoria e oggi sono al nostro fianco, altri li troviamo impegnati in prima persona ll'interno delle istituzioni e nella società civile".

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